sabato 11 gennaio 2014

11.1.14

Oggi mi sono alzata controvoglia. Avevo le palpebre doloranti, anche solo tenere gli occhi aperti mi faceva male. 
E poi sono uscita di casa. Il freddo e' entrato nella mia pelle, sotto la mia pelle, e mi ha fatto ribrezzo: perche' deve esistere l'inverno? 
E' cosi semplice nell'equatore, dove il freddo e il gelo non arrivano mai. 
Poi per di piu' il freddo e il brutto tempo mi fanno diventare depressa. A scuola gli occhi non ne volevano sapere di rimanere aperti. E per di piu' ho avuto una giornata davvero pesante. Poi, pianificato che sarei tornata a casa e mi sarei messa nel letto, ho scoperto che avremmo avuto uno stage con un'insegnante-coreografa che veniva da Milano solo per noi, per cui non sare potuta mancare per niente al mondo! Quindi tornata a casa sono subito ripartita, e mi sono allenata per tre ore. 
Uscita chiamo mio padre e mi dice che non sarebbe potuto venirmi a prendere, quindi mi sono fatta lasciare da una mia amica nella piazza centrale, con l'idea di prendere l'autobus e tornare a casa quanto prima. 
Beh, quel "quanto prima" si e' rivelato essere piu' di tre ore: ogni cinque minuti qualcuno mi ha trattenuto per una decina di minuti. Finalmente alle 8.30 sono riuscita a rientrare e cenare. Ora, penso per grazia di Dio, sono nel letto e posso con cosi tanta felicita' chiudere i miei occhi.

A proprosito di...

Una settimana fa ero su un'aereo diretto a Roma Fiumicino. Stavo tornando da Sao Paulo, Brasile. 
Sono partita il 21 dicembre, e sono stata con una mia amica a casa sua. Le sensazioni che ho provato li erano cosi diverse. Non so perche', ma li mi sentivo piu'... libera. Libera da ogni peso, libera da tutto, e da tutti. 
Forse e' perche' erano le vacanze di Natale, ed ero riuscita a staccare da un po' di cose; o forse perche' il mio posto non e' qui. Amo talmente tanto viaggiare che mi sento a casa in ogni posto che visiti. Forse e' proprio la mia casa, quella dove sono cresciuta, e dove sono stata portata con forza quando avevo solo otto anni. Forse e' questa citta' che mi fa sentire cosi. Forse e' l'Italia che non mi vuole e che io non voglio. 
Casa e' dove ti ci senti. Un po' come un matrimonio: se stai bene con tuo marito ci starai tutta la vita; se invece non riesci nessuno puo' costringerti a rimanere con lui, nemmeno te stessa. 
E a proposito di me stessa, in questo periodo non riesco piu' a ritrovarmi. 
Non so, ma davvero ho bisogno di cercarmi. 
Perche' sto andando avanti continuando la vita di una persona che non conosco. 
Ho bisogno di trovare me stessa.

mercoledì 4 dicembre 2013

NOI.

Oggi mi sento cosi male... ma non male come fossi malata, male dentro, nel profondo del mio cuore. 
Ho ricevuto insulti detti dietro alle spalle di quelli che ti fanno capire la cattiveria delle persone, poi pero' pensi a te stessa, e finalmente riesci a capire che sei troppo buona, troppo poco ignorante e malefica, da poter continuare ad andare avanti cosi. 
Ma non riesco a lasciarmi andare, no, perche' lasciarmi andare sarebbe come ammettere che loro hanno ragione e io torto, e' come ammettere che sono io la debole, quando invece lo sono loro. Il vero problema e' che forse (?) nessuno riesce a capire come e' tutto realmente. E per questo mi sento male. Perche' la verita', il giusto, viene sempre nascosto da tutti a tutti; e quando e' cosi, anche combattere diventa difficile e inutile.
Mi sento male al solo pensiero che Lei, alla fine si e' sentita cosi male che e' riuscita ad andare avanti e farli vincere, in modo da non doverci piu' combattere; mi ci sento male perche' ho capito che da una parte sarebbe da fare, perche' in qualche modo lasceresti il segno, ma ne vale la pena? Vale la pena lasciarli vincere cosi facilmente? 
NO. Combatti. Combatti fino alla fine. Arriva quasi alla fine, e lascia il posto a qualcun'altro. Ma non li far vincere. Fagli capire che loro sono i deboli. E che siamo noi i forti. 
Noi che non ci lasceremo mai andare. Noi che siamo cosi. Deboli ma forti. Buoni e non malefici. 
NOI.
D.

martedì 3 dicembre 2013

Non mi arrenderò mai.

Alla fine ci si arrende. Si, perché fino ad un certo punto riesci a lottare, a crederci, a sperare. Poi basta, esaurisci le forze, la voglia, il desiderio stesso. E allora decidi e vai via, via per la tua strada.
Ma io che ho te, qui vicino a me, non mi arrenderò mai.
Grazie angelo mio. ♥

Non capisco come si possa viver qui tutta la vita

Viaggiare è essere liberi; ed io voglio essere libera come una farfalla. E qui mi sento proprio come una farfalla, ma chiusa dentro una teca; teca troppo piccola per me. Ed è per questo che non capisco come si possa viver qui tutta la vita.
D.

lunedì 2 dicembre 2013

Ieri.

Giornata malinconica, come succede un po' troppo spesso in questo periodo; sara' la nostalgia, di qualcosa che ormai e' andato via e non posso piu' avere; sara' il Natale, che fa pensare che se chiedi a Babbo Natale, magicamente arriva quello che hai tanto desiderato, ma poi realizzi che hai 18 anni, 
e chiedere a Babbo Natale non servira' a niente.
D.

Lui, Lei, Loro.

Eccomi qui, provando l'esperienza dell'avere un nuovo Blog, di nuovo. Sperando che questa volta, almeno, riesca ad essere un po' piu' costante. Forse e' l'avere Lei qui vicino a me che mi renderà questo compito piu' semplice. Ed e' proprio Lei che ha scritto queste parole: "Voglio vivere, non sopravvivere". 
A questo punto sarebbe la parte dove si premette tutto, dove si dice chi e' Lei e dove io mi presento.
Invece no, questo sara' un blog diverso: niente nomi. 
"Lui, Lei, Loro. Avrei potuto essere Lei, avresti potuto essere Lui. Avremmo potuto essere Noi.
Si, qui provero' a scrivere la mia storia. So che sara' molto difficile per me, in quanto non ho tantissimo tempo, le cose da dire sono sempre troppe, e la mia vita e' complicata ( e soprattutto in quanto a descriverla). 
D.